Questo è l'inizio dell'intervista a cura di William Molducci apparsa su Computer Graphics & Publishing. Chi fosse interessato alla versione integrale può rivolgersi all'Editore IHT di Milano, raggiungibile all'indirizzo www.iht.it. Grazie. -Come nasce e come si sviluppa la tua ricerca digitale? Essa proviene direttamente da un percorso che avevo già intrapreso in età scolare, quando gli insegnanti mi chiedevano di raffigurare realisticamente oggetti della realtà quotidiana e io puntualmente li interpretavo in forma inconsapevolmente astratta. Conservo tuttora alcune mie opere infantili che eseguivo con colori ad acqua e non le trovo affatto obsolete anzi mi ci riconosco e le rifarei probabilmente uguali adesso anche se il mio modo di esprimermi manuale è differente da quello “digitale”. All’epoca per me era quella la rappresentazione giusta e dove gli altri vedevano astratto, per me c’era una concretezza terribile come se quelle visioni provenissero da una mia realtà parallela, da non confondersi con la normale fantasia infantile o adolescenziale. Io ovviamente ignoravo l’esistenza dell’astrattismo e non avevo alcuna cognizione della pittura e dell’arte in genere e le sue possibili ramificazioni. Non contravvenivo agli ordini ricevuti dai professori né li interpretavo. Semplicemente li eseguivo secondo una candida innocenza, magari meno convenzionale. Fatto sta che l’ingresso del personal computer nella mia vita fu per me una rivelazione e sospettai subito che con esso avrei potuto esplorare un mondo nascosto, come se dietro quello schermo ci fosse un’altra dimensione già scritta e con un proprio destino. Non fui attratta dalla possibilità di fare finalmente linee dritte senza il righello. Volevo vedere quelle visioni che mi balenavano ogni tanto nella testa, le volevo vedere vive, volevo vedere cosa stessero facendo in quel momento. Il PC era un 286 regalatomi da mio padre con un programma di grafica di cui sfruttavo le forme geometriche, in particolare il cerchio che ha un fascino e un valore simbolico per me irresistibile al punto che potrei contemplarlo per ore. -Da uno sguardo approfondito delle tue opere emergono una serie di oggetti riprodotti con una certa costanza, per lo più si tratta di elementi tecnologici del nostro tempo quali sfere, combinazioni di tubi e ingranaggi, resi “vivi” da un sapiente utilizzo della luce, che riflette nella cromacità di cui sono rivestiti. L’uso di questi elementi appartengono ad un preciso simbolismo e quindi a un tuo percorso mentale? L’uso degli oggetti metallici ha per me un significato ben preciso e, per quanto possa sembrare incoerente, simboleggiano in particolare un aspetto del mio carattere: l’insicurezza. O meglio il mio fronteggiarla con forme solide, corazze, strutture di cui ho bisogno per non essere sopraffatta. L’inquietudine che combatto deriva dal rapporto problematico con la realtà e le bassezze umane, che non riesco ad accettare. Tuttavia vorrei precisare che tali elementi tecnologici appartengono a parte dei miei disegni. Probabilmente prevalgono un po’ nel mio sito Internet, ma in realtà esistono decine di altre opere in cui essi non compaiono. Dipende dal mio stato d’animo. La parte restante della mia produzione contiene anzi elementi arcaici, medievali, addirittura a volte mistici, paranormali. La contraddizione che si viene a creare con gli ingranaggi e i tubi è voluta per sottolineare l’incoerenza necessaria a generare tensione nello spettatore e in me stessa. Per me la contraddizione è vita e l’instabilità è la base del mio carattere, e nella parola instabilità non è insito alcun significato negativo, poiché il continuo cambiamento interiore ed esteriore mi rafforza. Definire “sapiente” il mio utilizzo della luce presuppone una ricerca estetica o motivi di abbellimento. Invece essa deve squarciare i miei momenti più tenebrosi, nella vita come nell’arte, e simboleggia la speranza. Vuol avere un ruolo “distensivo” ma spesso finisce per accentuare il dualismo lucebuio, bianco-nero, vita-morte, bene-male. In altre parole non credo ci sia scampo dal provare inquietudine o disagio osservando i miei disegni anche se a volte mi piacerebbe evitarlo.

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Today: sabato 22 novembre 2008